W la Resistenza! W il 25 Aprile! Festeggiamo e ricordiamo il 71° anniversario della Liberazione

 

 

La Resistenza ci indica la via per bloccare

 e invertire il processo di fascistizzazione

71 anni fa nelle principali città del Nord d’Italia entravano da liberatori, acclamati dal popolo, i partigiani, che liberavano l’Italia dagli occupanti tedeschi e da oltre vent’anni di dittatura fascista. La liberazione del nostro paese avveniva dopo una cruenta guerra di liberazione popolare, portata avanti dai partigiani e dai patrioti, uniti sotto la guida del Comitato di Liberazione Nazionale, in cui erano rappresentati tutti i partiti politici della futura democrazia italiana. La guerra di liberazione fu portata avanti da 462.000 combattenti (per la maggior parte comunisti) e riuscì a vincere la barbarie nazi-fascista con il sacrificio di 76.500 martiri, caduti combattendo, o sotto tortura o fucilati.

L’anniversario della Liberazione è il momento giusto per ricordare che il vero scopo delle forze reazionarie che mirano ad archiviare l’antitesi tra fascismo ed antifascismo è quello di liquidare la lotta di classe tra capitale e lavoro salariato, giacché quell’antitesi è stata storicamente una delle forme di manifestazione di tale lotta. In effetti, come ben sanno revisionisti del calibro di Furet e di Nolte, per liquidare il comunismo è necessario liquidare l’antitesi tra fascismo ed antifascismo. Per questa essenziale ragione occorre ribadire che l’umanità ha un debito perenne di riconoscenza nei confronti di Stalingrado, cioè nei confronti dell’eroica lotta del popolo sovietico che inflisse una sconfitta decisiva alle armate nazifasciste e volse le sorti della II guerra mondiale a favore della coalizione antifascista. Parimenti, gli antifascisti e le forze sinceramente democratiche del nostro Paese hanno un debito perenne di riconoscenza nei confronti degli operai, dei contadini, dei giovani e degli intellettuali che condussero, sulle montagne e nelle città, non solo la lotta di liberazione nazionale contro il nazifascismo, ma anche la lotta per il socialismo, per uno Stato degli operai e dei contadini, per una rottura profonda con gli assetti economici e politici precedenti: l’unica che potesse tagliare per sempre le radici del fascismo, cioè il capitalismo e l’imperialismo che lo avevano generato e continueranno a generarlo.

 

   “Il fascismo è il cerchio di ferro che serve a tenere assieme la botte sfasciata del capitalismo”: questa definizione, che trae origine dalle analisi della III Internazionale, trova piena ed incontestabile conferma nel ruolo svolto dai settori reazionari della borghesia attraverso lo scelbismo prima e il neofascismo dopo, per giungere sino ai nostri giorni, in cui lo stesso ruolo di incubatrici del fascismo è svolto dalle “due destre” e dal governo Renzi che gioca, ad un tempo, la carta dell’autoritarismo attraverso la “riforma della Costituzione” e del populismo attraverso una politica neo-clientelare. Al contrario, il biennio della Resistenza ha segnato, nella storia del nostro Paese, il punto più alto mai raggiunto dal proletariato nella sua lotta per il potere. Ricordare che il ruolo del partito comunista, della classe operaia e delle masse popolari fu l’elemento decisivo della vittoria nella Resistenza, ricordare che quest’ultima era, in quanto rivoluzione antifascista, la prima tappa di una rivoluzione ininterrotta il cui scopo era il socialismo, non è solo un contributo di chiarificazione storica diretto a ristabilire la verità della (e sulla) Resistenza e a dissolvere le cortine fumogene con cui si cerca di nascondere il processo galoppante di fascistizzazione, ma è anche un ammonimento ed un impegno a non allentare la vigilanza antifascista e rivoluzionaria, il cui nerbo infrangibile è, nel 2016, come nel 1945, l’organizzazione e la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari nella lotta per difendere la democrazia e per avanzare verso il socialismo.

 

   Occorre dunque interrogarsi sul significato attuale dell’antitesi fascismo/antifascismo e sulla sua inscindibile connessione con l’antitesi capitale/lavoro salariato, prendendo coscienza del fatto che nel capitalismo contemporaneo si sta realizzando un ritorno al fascismo, come ha dimostrato in Ucraina il colpo di Stato reazionario preparato, sostenuto e finanziato dall’imperialismo euro-americano, nel cui contesto è stata consumata dai gruppi neonazisti, che controllano il governo a Kiev, l’orrenda strage di Odessa. Ritorno che ha trovato nel 2015 un riscontro di eccezionale gravità nell’anti-antifascismo degli Usa e dell’Europa, teatro storico della tragedia nazifascista, in occasione della votazione della risoluzione contro la glorificazione del nazismo, adottata dalla III Commissione dell’Assemblea Generale dell’Onu e promossa originariamente dalla Federazione Russa. 115 paesi hanno votato a favore, 55 si sono pilotescamente astenuti e tra questi vi sono tutti i paesi della UE, quindi anche l’Italia; tre paesi hanno votato contro la risoluzione: si tratta degli Usa, del Canada e, ovviamente, dell’Ucraina.


   Per questo la svolta reazionaria in corso va respinta e sconfitta con una vigorosa mobilitazione di tutte quelle forze, operai, impiegati, precari, studenti, intellettuali, che hanno compreso come l’unico modo per bloccare e invertire il processo di fascistizzazione che avanza nella società e nelle stesse istituzioni dello Stato consiste nell’attaccare le forze motrici che lo gènerano e lo alimentano incessantemente: il grande capitale industriale e finanziario. Come ebbe acutamente e previgentemente a rilevare in tempi non sospetti, ossia nel 1945, uno storico del fenomeno fascista, Daniel Guérin, «d
omani le grandi ‘democrazie’ potrebbero riporre con tutta naturalezza l’antifascismo nel magazzino degli attrezzi usati», ragione per cui, «già fin d’ora, questa parola magica, che ha fatto insorgere i lavoratori contro l’hitlerismo, viene considerata con sospetto e avversata non appena serve a riaggregare tra loro gli avversari del sistema capitalistico».

 

Circolo Culturale Proletario di Genova

Via alla Stazione di Rivarolo 10 R, Genova-Rivarolo

sito internet: www.ccpgenova.it  

email:info@ccpgenova.it   cell.3938538717

cicl.in proprio via Staz Rivarolo 10r, Genova, 21.04.2016

 

 

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ORA E SEMPRE RESISTENZA

 

Sono passati più di 70 anni dal 25 Aprile del 1945, ma ogni anno che passa sentiamo sempre più la necessità di ricordare le donne e gli uomini che eroicamente hanno animato la Resistenza.

Come proletari e comunisti che vivono oggi, in questa società capitalistica, riconosciamo la spinta ideale e politica che li portò a lottare contro il nazifascismo.

La precarietà occupazionale, lo sfruttamento sui posti di lavoro, la disoccupazione, le tasse e il carovita sempre crescenti rappresentano la continuità e l'aggravamento, rispetto alle nostre condizioni di classe, del dominio della grande borghesia, degli industriali, dei banchieri, degli oligarchi dell'alta finanza, che sono transitati - come reali detentori del potere dello stato – dal fascismo alla repubblica “democratica”. Oltre a ciò, avanza sempre di più la barbarie della guerra imperialista - che vede l'Italia in prima fila, come paese con truppe occupanti schierate nel maggior numero di fronti di guerra - comportando l'esodo disperato di migliaia di “dannati della terra” dalle aree di conflitto.

Soprattutto oggi, con l'avanzare della crisi mondiale del capitalismo e con la sconfitta storica delle ipotesi di cambiamento sociale avanzate dai riformisti, sempre più proletari perdono la speranza di avere una dignità.

Tuttavia le contraddizioni laceranti portano di pari passo un numero crescente di lavoratori e lavoratrici alla consapevolezza che l'unica possibilità di riscatto rimane la lotta.

Così assistiamo alla rivolta sociale in Francia contro la nuova legge sui contratti di lavoro, ai mille focolai di lotta italiani che tentano di liberarsi dal cappio delle burocrazie sindacali e politiche della sinistra riformista e borghese e gridano l'incompatibilità della dignità dei lavoratori e dei proletari con questo sistema economico.

E questo fa paura alla grande borghesia oggi come ieri, che risponde con la repressione, colpendo con processi e condanne i lavoratori e gli studenti che lottano, arrestando i proletari che resistono agli sfratti, accusando di “terrorismo” le lotte più avanzate, come quella contro il Tav in Valsusa.

Riparlare di Resistenza, quindi, non ha un valore culturale o celebrativo, ma ha lo scopo di cercare nel passato validi stimoli ed esempi per il presente.

Tre sono le lezioni che dobbiamo imparare dalla conduzione e dagli esiti della lotta partigiana.

In primo luogo la necessità di sostenere e valorizzare le lotte delle masse popolari; è partendo dai bisogni e dalla difesa delle proprie condizioni sociali che molti si resero conto, allora, dell'inconciliabilità di un'esistenza dignitosa con il capitalismo e il fascismo che lo difendeva.

In secondo luogo bisogna comprendere il ruolo del Partito Comunista nella lotta antifascista e nella guerra partigiana. Senza il Partito, cioè l'organizzazione d'avanguardia dei lavoratori, la lotta non sarebbe mai politicamente e militarmente avanzata, gli oppressi si sarebbero trovati senza la forza reale per resistere ed infine abbattere il fascismo. Ma la rivoluzione socialista che era nel programma del Pci fu abbandonata dalla cricca revisionista di Togliatti e la lotta di classe fu sostituita dalla politica del compromesso e della subalternità al capitalismo. Così avvenne anche in Urss e nei paesi socialisti dell'Europa orientale, dove il potere del proletariato perse via via sempre più terreno, venendo restaurato il potere della borghesia.

Questo è il terzo insegnamento: non esiste una strada riformista verso l'emancipazione del proletariato, se si abbandona il terreno della lotta di classe, il futuro riserva arretramenti e sconfitte.

Resistere oggi quindi significa valorizzare le lotte, dargli la direzione giusta della scontro tra classi sociali; significa organizzarsi politicamente e dotarsi degli strumenti necessari perchè la lotta si ponga gli obbiettivi di mettere in discussione e strappare alla grande borghesia l'egemonia nella società e il potere sulla classe lavoratrice.

Guardare alla Resistenza oggi significa riappropriarsi del punto più alto raggiunto dalle masse popolari italiane nella lotta per il potere, percorrere il sentiero della Resistenza significa costruire un ponte verso il futuro.

Un sentiero lungo il quale i partigiani e proletari di allora compresero come il problema reale andava oltre il regime fascista, ma stava nel sistema economico che esso imponeva con le armi: il capitalismo. Un sentiero che conduce, inevitabilmente, a prospettare una nuova società dove il lavoro non sia schiavo del profitto, ma sia finalizzato a realizzare i bisogni umani, senza più guerre imperialiste per rapinare gli altri popoli; una società che vada verso il comunismo.

 

La Resistenza continua!

Appoggiare e difendere le lotte!

Comunismo o barbarie!

 

Collettivo Tazebao

22 Aprile 2016

collettivo.tazebao@gmail.com

www.tazebao.org



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Collettivo Tazebao collettivo.tazebao@gmail.com www.tazebao.org

 

 

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COMITATO NAZIONALE DI UNITA'

MARXISTA-LENINISTA

c/o Via Prov.le Panza,37– 80075 Forio (NA) - Tel. 081.5071111-Fax 081.5071170

Sito: www.conuml.weebly.com  –  E-mail: conuml@libero.it

 

 


CELEBRIAMO IL 25 APRILE SVILUPPANDO L’OPPOSIZIONE POLITICA DI CLASSE ALLA TRASFORMAZIONE AUTORITARIA E FASCISTA DELLO STATO E DELLA SOCIETA’ PADRONALE VOLUTA DAL GOVERNO OLIGARCHICO RENZI – VERDINI!

PREPARIAMOCI A SEPPELLIRE SOTTO UNA MONTAGNA DI PROTESTE E DI “NO” LE CONTRORIFORME COSTITUZIONALI NEL REFERENDUM DI OTTOBRE! LA VERA “RIFORMA” OPERAIA DELLO STATO  E’  LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA!

Alla classe operaia, ai comunisti, ai rivoluzionari, agli antifascisti!

 

      Con l’approvazione del Ddl Boschi il processo di trasformazione reazionaria dello Stato borghese ha compiuto un decisivo passo in avanti.  L’obiettivo della borghesia, dei suoi partiti ed istituzioni, è riscrivere i rapporti di forza a favore del capitale, contro la classe operaia. Battistrada di questo disegno è oggi il governo Renzi, al servizio esclusivo dell’oligarchia finanziaria, che vuole instaurare una Repubblica presidenziale di tipo autoritario, antidemocratica e antipopolare.

 

      Nell’attuale contesto di aggravamento della crisi generale del capitalismo e di inasprimento della concorrenza fra Stati imperialisti e monopoli, la borghesia italiana, per salvaguardare i suoi interessi e il suo dominio di classe, diventa più aggressiva, punta a concentrare i poteri nelle mani dell’esecutivo e cancella assemblee popolari elette dai cittadini, le libertà democratiche scaturite dalla lotta antifascista e le conquiste sociali ottenute con decenni di dure battaglie.

 

      Questo 25 Aprile assume dunque un rinnovato valore politico. Esso deve costituire un momento della lotta per combattere e sconfiggere il progetto reazionario perseguito da decenni dalla classe dominante (da Gelli a Craxi, da Cossiga a Berlusconi, da Napolitano a Renzi).

 

      Il prossimo ottobre si terrà il referendum confermativo della controriforma costituzionale, un evento cui Renzi lega esplicitamente il proprio futuro politico. Si tratta dunque di una scadenza importante, da affrontare sviluppando e unendo la mobilitazione operaia e popolare.

 

      Per la scadenza referendaria si sta costruendo un vasto e variegato arco di forze popolari e di sinistra che dicono NO alla controriforma costituzionale e al cosiddetto Italicum, la nuova legge elettorale di stampo fascista e reazionario. Ciò è positivo, ma in generale queste forze non vanno oltre la difesa della Costituzione democratico-borghese, che sancisce il potere esclusivo della borghesia e la proprietà privata dei mezzi di produzione al fine di sfruttare le masse lavoratrici. In altre parole, non vanno oltre l’angusto orizzonte capitalistico e la limitata, falsa democrazia borghese. Guardano indietro e non avanti.

 

      Noi comunisti (marxisti-leninisti) chiamiamo fin da ora all’intera classe lavoratrice di respingere con la lotta e con una valanga di “NO” le controriforme costituzionali, per far cadere

il governo Renzi, per continuare la lotta ben oltre il risultato referendario, a un livello più alto e decisivo, nella prospettiva di classe e rivoluzionaria della conquista del socialismo, che è la sola reale alternativa al barbaro sistema capitalistico, per un governo degli operai e degli intellettuali d’avanguardia con funzione costituente e di passaggio rivoluzionario alla nuova e superiore società socialista. La parola d’ordine è: fine dei governi borghesi, tutto il potere al proletariato!

 

      I sinceri comunisti e i rivoluzionari, gli operai d’avanguardia, non sono indifferenti alle forme del regime politico in cui lavorano e lottano e non si estraniano dalla lotta contro la borghesia che butta a mare le libertà democratiche e antifasciste. Sono in prima fila nella lotta per la difesa e l’ampliamento delle conquiste e dei diritti politici, economici e sociali della classe operaia e di tutti i lavoratori, per rappresentare l’alternativa rivoluzionaria all’agonizzante sistema borghese.

 

      Questa lotta potrà essere vincente solo se si svilupperà apertamente e direttamente contro le forze economiche, politiche e sociali capitalistiche che dirigono i disegni reazionari, autoritari e antidemocratici, se attorno a questa lotta avanzerà l’unità dei comunisti, avendo come scopo finale il rovesciamento rivoluzionario del dominio borghese, l’instaurazione della dittatura del proletariato – mille volte più democratica e avanzata di qualsiasi democrazia borghese - e la costruzione del socialismo.

 

      Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) propone perciò alle forze comuniste, rivoluzionarie e proletarie di avanguardia di costruire insieme una campagna di propaganda e iniziativa politica comune contro la reazione politica e la controriforma costituzionale del governo Renzi. Una campagna per contribuire alla sconfitta del progetto eversivo della borghesia, per elevare il livello di coscienza dei lavoratori che si oppongono a tale progetto, per svolgere un ruolo politico più incisivo in questa fase e cementare nella lotta una maggiore unità fra queste forze.

 

      Per definire una piattaforma politica unitaria ed un piano di lavoro di classe, per costruire una effettiva unità d’azione, proponiamo di svolgere una riunione nazionale, da tenersi a Roma nel mese di giugno, fra le forze che vogliono realizzare questa campagna.

 

      Tutte le realtà organizzate e i singoli compagni interessati a partecipare scrivano a conuml@libero.it

 

Roma, aprile 2016.               

 

 

COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia                 

 

Per contatti: conuml@libero.it 

Visitate il nostro sito: www.conuml.weebly.com

 

 

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Comunicato del Fronte Palestina

 

Comunicato del Fronte Palestina sulla Brigata Ebraica

 

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